La Chiesa

La prima pietra fu posata il 5 aprile 1604 per volontà del vescovo di Luni-Sarzana Giovanni Battista Salvago, che la consacrò e dedicò, due anni dopo, all’Assunzione della Beatissima Vergine:  la rapidità dell’esecuzione fu dovuta anche all’assistenza economica della popolazione massese e del sovrano Alberico I Cybo-Malaspina.

Nei secoli successivi il complesso godette della fortuna della dinastia: nel 1640 a spese del duca Carlo I Cybo-Malaspina fu eretto l’altare della cappella destra, riservata, durante le solenni celebrazioni ai componenti della famiglia; nel 1696 Carlo II Cybo-Malaspina promosse l’edificazione della sacrestia, la quale non subì, in seguito, che poche variazioni. 

Segno di devozione della famiglia Cybo Malaspina sono le tombe di alcuni suoi rappresentanti. I fratelli Francesco (†1616) e Alessandro Cybo (†1639), seguendo l’esempio del padre Alderano, vollero essere sepolti nella chiesa dei Cappuccini. Essi sono commemorati nelle rispettive lastre marmoree di forma ovale, ancora visibili sul pavimento della chiesa. Francesco era un uomo d’arme, mentre Alessandro era un cavaliere gerosolimitano, come dimostra la croce di Malta incisa sulla sua lapide.

Nello spazio tra le due lastre ovali, subito prima del presbiterio e davanti all’altare maggiore, si trovava in origine la lapide del marchese Alderano Cybo, figlio di Alberico I e sposo di Marfisa d’Este, bellissima e colta dama rinascimentale celebrata da Torquato Tasso. Alderano morì a Ferrara il 14 novembre 1606 e il suo corpo fu trasportato a Massa per essere inumato nella chiesa dei Cappuccini. La sua sepoltura era coperta da una grande lastra di marmo, alla quale si sarebbero poi affiancate le tombe dei figli. La lastra tombale del marchese, rimossa nel secolo scorso per esigenze liturgiche, è oggi conservata nel chiostro della Cattedrale di Massa.

esterno

 

Navata e altare maggiore

Nel 1715 fu realizzata la struttura in legno di noce dell’altare maggiore “ad opera di un certo Giovan Battista Bugliò Borgognone, con l’aiuto del cappuccino Padre Sisto da Empoli” (Marcucci).

L’altare maggiore ha subito delle modifiche: l’altare che era addossato al grande dossale in legno che l’ornava, è stato eliminato ed al suo posto è stato collocato un basamento in marmo, sul quale è stato posizionato il Tabernacolo. Il nuovo altare, in marmo, è stato posto al centro del presbiterio, per essere più vicino ai fedeli.

Al centro del frontone c’è una pala che rappresenta l’”Assunzione di Maria in Cielo”, dipinta nel 1822 da Giovanni Farina pittore lucchese per sostituire il quadro che c’era prima , portato via dai napoleonici. Nella parte in alto  del quadro è rappresentata la vergine Maria che ascende, su nubi, con lo sguardo rivolto al Cielo, accompagnata dagli angeli. Nella parte bassa vi sono gli apostoli disposti intorno al sarcofago , alcuni sembrano contemplare l’ ascensione di Maria, altri il vuoto lasciato nell’urna sepolcrale . Fra questi è riconoscibile San Pietro e San Giovanni Evangelista.

Nel 1771 fu ricostruito il soffitto della chiesa, sostituendo la travatura in legno con una volta a botte, intervallata da tre arcate poggianti sulle lesene delle pareti laterali, sulle quali scorre una cornice aggettata.

Fino al 1806 chiesa e convento furono custoditi dai padri cappuccini, quando con le leggi di matrice giacobina della nuova sovrana Elisa Bonaparte l’ordine fu espulso dallo stato. Con la Restaurazione la duchessa Maria Beatrice d’Este richiamò l’ordine, che fu poi protetto anche da suo figlio, il duca Francesco IV  duca di Modena. I religiosi tornarono, nel 1820, ad occupare il convento e ad officiare nella chiesa, però non provenivano più dalla provincia di Firenza, come nel passato, ma da quella di Lucca.

La chiesa presenta una struttura a navata unica con due cappelle laterali. Al suo interno si ritrovano richiami al francescanesimo nella semplicità degli altari, tutti in legno di noce, e nell’iconografia di dipinti e sculture.

navata

 

La cappella di destra

La cappella di destra fu costruita nel 1640 a spese del duca di Massa per ospitare la famiglia Cybo Malaspina. Fu ammodernata tra XIX e XX secolo. La mensa marmorea dell’altare è decorata con il monogramma mariano, mentre il dossale ligneo ospita un’ancona dipinta che circonda la nicchia contenente la statua dell’Immacolata Concezione.

Il dipinto è opera di Giuseppe Bertini di Lucca (attivo fino al 1861) e raffigura San Felice da Cantalice e Santa Veronica Giuliani, entrambi cappuccini; nella parte superiore compaiono due angeli con al centro una stella, simbolo della Concezione di Maria.

 

La cappella di sinistra

La cappella di sinistra, costruita nel 1856, è dedicata a Sant’Antonio da Padova. L’altare presenta un dossale in legno e una mensa in marmo bianco con incise le lettere A e S intrecciate, circondate da due tralci di gigli. Al centro vi è una grande nicchia con la statua del Santo. L’insieme è opera del frate laico Modesto da Empoli, cappuccino che la eseguì nel 1751.

Benché la chiesa sia dedicata alla Madonna Assunta, la festa più solenne è quella di Sant’Antonio da Padova, celebrata il 13 giugno.

All’inizio del Novecento, durante lavori di restauro, fu demolito un grande arco antistante il presbiterio. Nello stesso periodo vennero rifatti il coro ligneo, destinato all’officiatura dei frati, e la pittura murale della parete di fondo del presbiterio. L’opera, raffigurante La visione di San Francesco alla Porziuncola, è di autore incerto; secondo le memorie dei frati potrebbe trattarsi del pittore lucchese Vincenzo Coccia.

Dopo il Concilio Vaticano II furono apportati ulteriori cambiamenti: venne rimossa la balaustra lignea del presbiterio e la gradinata fu allargata e avanzata verso la navata. Anche l’altare maggiore fu modificato: la mensa, prima collocata sotto il dossale ligneo, fu spostata al centro del presbiterio per avvicinarla ai fedeli. Al suo posto fu installato un basamento marmoreo per il tabernacolo.

La facciata della chiesa è molto semplice: presenta un rosone centrale e termina con un timpano triangolare. L’ingresso è preceduto da un pronao sorretto da quattro colonne, che funge da mediazione tra spazio esterno e interno.

I Frati Cappuccini non hanno più dovuto lasciare la loro sede. I superiori provinciali della Provincia Monastica di Lucca, oggi riunificata con quella Toscana, nonostante la crisi delle vocazioni, hanno ritenuto doveroso mantenere la loro presenza nella città di Massa, che nei secoli ha dimostrato particolare affetto e vicinanza ai frati.

Oggi la comunità continua a svolgere con semplicità francescana la sua missione: nella chiesa annessa al convento, nella Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù (S. Domenichino), nell’Ospedale Pediatrico Apuano (OPA) e nelle varie parrocchie e ospedali dove vengono chiamati a prestare servizio pastorale.