Padre Damiano, al secolo Pio Giannotti, nacque a Bozzano il 5 novembre 1898. Nella sua famiglia di origine i genitori, Felice e Maria Giannotti, erano modesti agricoltori animati da una fede profonda: diedero alla Chiesa ben tre figli. Una suora, Lilia, morta durante la Seconda guerra mondiale; un sacerdote diocesano, Mons. Guglielmo Giannotti, guida illuminata ed esemplare di gran parte del clero lucchese; e il nostro Padre Damiano.
Quest’ultimo, da bambino anche troppo vivace, divenne attento, riflessivo e dedito alla preghiera fin dal giorno della sua Prima Comunione. Entrò nel Seminario di Camigliano (LU) all’età di 12 anni per compiere gli studi e, nel 1914, entrò nell’Ordine dei Cappuccini. Nel luglio dello stesso anno vestì l’abito religioso e iniziò l’anno di noviziato nel Convento di Villa Basilica (LU), dove ebbe per maestro Padre Pellegrino Brondi di Massa.
Iniziò lo studio della Filosofia, che dovette però interrompere a causa della Prima guerra mondiale, che lo chiamò al fronte sul Monte Grappa, dove riportò un principio di assideramento e sviluppò un terrore profondo ad ogni scoppio. Quando poté riprendere gli studi, anche di Teologia, gli fu offerta la possibilità di accedere alla prestigiosa Università Gregoriana di Roma, dove conseguì le lauree in Filosofia, Teologia e Diritto Canonico (1925). Nell’agosto del 1923, sempre a Roma, fu ordinato sacerdote.
Come primo incarico da sacerdote novello fu affiancato, in qualità di vice maestro, al suo istruttore Padre Pellegrino, a Villa Basilica. Passò successivamente al Convento dei Cappuccini di Lucca, dove fu direttore degli studenti e insegnante per un biennio.
Nel 1928 fu destinato al Convento di Massa come docente di Teologia Morale, confessore nel Seminario Vescovile e direttore degli studenti, oltre che docente nel seminario dei Cappuccini di Massa. Fu proprio qui che sbocciò la sua vocazione missionaria e, quando ai Cappuccini di Lucca fu offerta la Missione nel Nord-Est del Brasile, nel 1931 si imbarcò a Genova per lo stato di Pernambuco, dove rimase per 66 anni.
Come la predicazione era già stata la sua principale passione in Italia, ebbe la possibilità di proseguirla anche in Brasile nella forma delle missioni al popolo: con semplicità, con un linguaggio comprensibile a tutti, spiegava il Vangelo e predicava la Parola di Dio. Si calcola che abbia svolto circa 3.000 missioni, sempre coronate da grande successo, vista l’affluenza dei fedeli. Accorrevano per ascoltarlo molti devoti, gente umile e povera, che spesso si inginocchiava al suo passaggio.
Padre Damiano era un frate piccolo di statura, umile e modesto nel comportamento, povero nell’abbigliamento, soprattutto nei sandali, tipici della tradizione francescana, ma con una grande forza interiore, una grande fede che riusciva a trascinare e ad infuocare una grande moltitudine di persone.
Molti videro in lui l’erede dei grandi missionari del passato; veniva definito “come un fenomeno per la sua capacità di incantare e trascinare le folle, per la sua invidiabile resistenza fisica, per la sua fede incrollabile, per le sue capacità di perdonare tutto e tutti, per la sua decisa volontà di salvare le anime”.
Ebbe vari compagni di missione, ma quello che gli fu sempre fedele fu Padre Ferdinando Rossi da Massa, che da bambino gli aveva servito Messa.
L’agenda del missionario era così carica di impegni per 2–3 anni di seguito da non essergli permesso né di ammalarsi né di tornare in Patria.
In Italia ritornò, su sollecitazione dei Superiori, per celebrare i suoi 50, 60, 70 anni di vita sacerdotale.
Nell’ultima rientrò, a causa delle gravi condizioni fisiche aveva anche difficoltà nel parlare.
Morì il 31 maggio 1997, all’età di 99 anni, in quel Brasile dove per anni aveva fatto brillare la sua fede apostolica e la fama della sua santità, illustrata da centinaia di miracoli, anche se Frei Damiao, come lo chiamavano gli Indios, cercava sempre di minimizzare. Soleva dire: “Non sono un santo, è questo popolo un po’ matto che ha cominciato a parlare di miracoli. Io non faccio niente di particolare”.
Tutto il Brasile, riconoscente, proclamò tre giorni di lutto nazionale, durante i quali sfilarono davanti al feretro, nella Basilica di Nostra Signora da Penha, migliaia di devoti.
Circa 150 mila fedeli, provenienti da tutte le parti del Brasile, rimasero per ore sotto il sole cocente per poterGli rendere omaggio. Oggi la causa di beatificazione va avanti per il gran numero di devoti e di miracoli che gli vengono attribuiti.